Taki Off

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L'Oriente più Estremo

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Resto affascinato e mi lascio prendere da quelle forme d’espressione che il più delle volte sentiamo chiamare “Arte”.

Vedere, incamerare e poi cercare di condividere; mettere quello che si ha dentro [aspetto di poesia], nei piatti. Arrivare a sentire un’armonia, una sorta di eleganza come correttezza di sapori, combinazioni, il tutto per avere una sensazione di pace.
Tradurre strutture, tecniche, materie e condirle di umanità, sentimenti e passioni, avere un piatto che contempli il tutto e commuoversi a vedere il piacere che si prova nel gustarli.

La cucina è il prodotto finale, il condimento la cottura, il ritmo della regolarità e dell’equilibrio.

Immaginare, pensare, promuovere, disegnare, aspettare che l’impulso agisca e stringa la mano a chi collabora con me facendolo partecipe di emozioni dando vita al concetto di squadra.
Avere la voglia di prendersi dei rischi, magari giocando con cinque ingredienti diversi che avranno cotture diverse e sapori diversi, tutto per sentire l’adrenalina del limite dell’equilibrio, dell’armonia, perché il rischio è dare vita al cucinare, è cercare “l’essere buono” quindi il vivere il lavoro come passione, come divenir essere, divenir altro, divenir niente.

non siamo in tanti

Non siamo in tanti. 
Padelle, pentole, piatti, forchette, coltelli, cucchiai. Tutti danzano con ritmo assieme a forno e altri macchinari tenendo compagnia a cibi e alimenti pronti per essere messi in opera. 
Non siamo in tanti. 
Tavoli, sedie, bicchieri, bottiglie, posate, piatti.
Tutti si muovono al respiro di ordinazioni che sembrano desideri. 
Mani che danzano attorno a vassoi e posano pensieri ed idee su tele che altro non sono che tavoli.
Non siamo in tanti.
Non siamo in tanti che crediamo che il nostro lavoro sia come essere una favola.
Non siamo in tanti che la vediamo allo stesso modo.
Che la musica dei rumori di una cucina sia ritmo e movimento.
Che un sorriso possa scaldare il cuore per una soddisfazione data e ricevuta.
Non siamo in tanti che aspettiamo.
Che non guardiamo l’orologio.
Che vogliamo raccontare storie attorno ad un fuoco.
Che sorridiamo nel versare in un bicchiere passioni e sapori aspettando di vederle bere.
Non siamo in tanti.
Non siamo in tanti a crederci.
Non siamo in tanti ad amare sporcarsi le mani di farina e sudore.
Non siamo in tanti che domani saremo ancora ad aspettarvi.

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scuse

Un ristorante che ristorante non è.
Uno chef che chef non è.
Uno staff che staff non è.
Sappiamo di non poter accontentare tutti.
Purtroppo vegetariani, vegani, crudisti, non riusciremo a servirli.
Per i celiaci e altro, basterebbe saperlo.
I bambini non credo riescano a divertirsi.
Esse o erre erre ipsilon

taki off
via marianna dionigi 62
[piazza cavour]
roma