Lezioni di Sakè

 

•Lezioni di Sakè•

•Il 3 dicembre 2018,alle ore 18, da Taki I Maestri del Sakè “Kubota” saranno nostri ospiti per una serata all’insegna del Sakè.

•I Maestri Vi guideranno in un’esperienza sensoriale attraverso il Giappone più autentico con i Sakè sapientemente scelti, accompagnati da un Buffet e da musica Lounge per immergersi nel piacere del palato e della mente•

📞info e prenotazioni: 063201750
📍Via Marianna Dionigi 62
Roma (Piazza Cavour)

COS’È IL SAKE?

È una bevanda alcolica (dai 13 ai 18 gradi) ottenuta da una doppia fermentazione. Indotta da un microrganismo (una muffa) chiamato koji e dall’aggiunta di lievito detto kobo.
Esiste una vasta gamma di sake.

Il tipo di riso è una delle variabili in grado di influenzarne il sapore ma contano anche l’acqua, la raffinazione del riso, il koji, il tipo di lievito, la pastorizzazione. E non ultimo la mano dell’uomo, visto che gran parte delle fasi è manuale.


COME SERVIRE E CONSUMARE IL SAKE

Si consuma in tutte le stagioni, raramente si conserva per più di un anno, a meno che non si tratti di Koshu, cioè invecchiato sino ad acquisire il sapore di cherry, noci e spezie.

Se i più delicati e raffinati danno il meglio bevuti intorno ai 7°, come il vino bianco, restano comunque apprezzabili anche a temperatura ambiente.

Alcuni tipi, se riscaldati a bagnomaria sino a 40° o 50° sviluppano complessità e corposità eccellenti. Negli ultimi anni si sta producendo una sorta di sake sparkling che ricorda le bollicine occidentali. I produttori sono circa 2000 in tutto il Giappone e vanno da Hokkaido a Okinawa.

Assaggiarlo fresco è tutta un’altra cosa.

Solo alcuni risi con il chicco più grande e caro diventano sake. Dopo la raccolta inizia la produzione. Il momento cruciale è l’aggiunta di koji: un enzima ricavato dal riso ed è l’anima del sake, la bacchetta magica che fa il miracolo.

•Non perdete l’opportunità di scoprire i segreti del sakè e di degustare sofisticate qualità del sakè “Kubota”accompagnati dalla sapiente guida dei Maestri del Sakè•

Fonti: https://www.finedininglovers.it/blog/food-drinks/sake-giapponese/

Tanabata Matsuri – La Festa delle Stelle Innamorate

Ogni 7 luglio, le città giapponesi si riempiono di decorazioni colorate e allineate lungo i bordi delle strade: è il giorno del  Tanabata , una festa che ha le sue origini da una leggenda tramandata in Giappone : “ il Mandriano e la Tessitrice “. Se alzate gli occhi al cielo potete vedere due stelle più brillanti di altre, Vega della costellazione della Lira e Altair della costellazione dell’Aquila : sono la Tessitrice e il Mandriano della leggenda, che, solo per questa notte in tutto l’anno, cioè la settima del settimo mese, si possono incontrare e rinnovare la loro promessa di eterno amore .
Durante questa notte speciale si avverano tutti i desideri che vengono scritti sui tanzaku , cioè foglietti di carta colorati legati a un ramo di bambù.

The Moon of the Milky Way (Ginga no tsuki)

http://www.ukiyoart.com/img/YoshitoshiShogokuKengyoiFullSize.html

 

La leggenda

Anticamente sulle sponde del Fiume Celeste (Via Lattea) viveva il sovrano di tutti gli dei e imperatore del cielo, Tentei, la cui figlia Orihime (Vega) passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità.

Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a se stessa e ai propri interessi. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, poiché alla figlia non era mai stato concesso altro che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi (Altair), anch’egli un gran lavoratore, la cui attività consisteva nel far pascolare buoi attraverso le sponde del Fiume Celeste.

Per i due giovani fu amore a prima vista. Essi si innamorarono follemente l’uno dell’altra ed erano talmente felici che, presi dall’amore e dalla passione, trascorrevano ogni giornata insieme, dimenticandosi di tutto il resto, anche dei loro doveri. Di conseguenza, Orihime non tesseva più la sua tela, lasciando gli dei senza abiti, e i buoi di Hikoboshi vagavano senza controllo per tutto il cielo. Questo scatenò la rabbia di Tentei, che non poteva tollerare questa situazione e, per porvi rimedio, fu costretto a punire severamente i due sposi. Orihime e Hikoboshi furono separati ai due lati del Fiume Celeste e costretti a tornare ai loro doveri.

La principessa era disperata, non poteva vivere senza il suo amato e continuava piangere ininterrottamente. Tentei, commosso dalle lacrime della figlia, consentì allora che i due si potessero incontrare, ma solamente una volta l’anno, il settimo giorno del settimo mese. Da allora, uno stormo di gazze giunge ogni anno, ed esse creano un ponte con le loro ali, cosicché Orihime possa attraversare il Fiume Celeste e riabbracciare il suo tanto amato Hikoboshi.

Usanze

Per celebrare l’incontro delle due stelle, i giapponesi si riversano nelle strade illuminate delle luci dei zen-washi (tipiche lampade di carta) e arricchite da diverse decorazioni simboliche, indossando il tradizionale yukata (浴衣).

Tra le principali decorazioni che addobbano le strade vi sono i tanzaku (短冊), strisce di carta colorata che simboleggiano i fili di seta intrecciati da Orihime. Su di essi vengono scritti, a volte sotto forma di poesia, preghiere e desideri rivolti alle stelle protagoniste della festa e successivamente legati ai rami di bambù. In particolare sono attratti da questa usanza i più giovani, che sono soliti chiedere fortuna nell’amore e, nei tempi più recenti, nello studio.

I kamigorono sono speciali kimono di carta utilizzati nelle sfilate e nelle parate. Sono considerati segno di buon auspicio per evitare malanni ed incidenti.
Toami sono delle reti da pesca la cui esposizione porterebbe fortuna nella pesca e nei raccolti.
Fukinagashi sono strisce filanti colorate le quali richiamano i filamenti che Orihime tesseva.
Gli orizuru sono origami, in particolare a forma di gru, che portano salute, protezione e lunga vita alle famiglie.
Kinchaku sono piccole borse tradizionali che portano buoni affari e ricchezza.
Kusudama, classiche decorazioni di forma ovale.
Kuzukago sono sacchi della spazzatura che simboleggiano la “pulizia” (intesa come purezza) e la prosperità.

Il bambù è considerato il simbolo principale del Tanabata. È possibile trovare le sue canne ornare gli usci delle abitazioni, mentre in alcune regioni, le foglie vengono fatte galleggiare sui fiumi insieme a lanterne di carta.

Fonti: 

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Tanabata
  • www.focusjunior.it/scuola/storia/tanabata-7-luglio-in-giappone/ 

Come si mangia il Sushi?

È il piatto più conosciuto della cucina giapponese.

Talmente famoso che gli è toccata la stessa sorte della pizza: essere un’etichetta buona per dire cose molto diverse tra loro.

La sua versione più comune comunque è quella della “barchetta” di riso ricoperta di pesce crudo (non sempre, ndr), che sicuramente avrete apprezzato nei sushi bar, spuntati negli ultimi venti anni in Italia. Ma lo sapete… come si mangia il sushi?

Non è difficile. Basta seguire le indicazioni dell’infografica che lo spiega in 5 mosse:


Prendete il sushi con le bacchette o con… le dita (si può, l’avreste mai detto?).

Immergete delicatamente il sushi nella salsa di soia, dalla parte del pesce, evitando di inzuppare il riso.

Quando portate il sushi alla bocca, fate in modo che la lingua lambisca il boccone dalla parte del pesce.

Prendete il sushi dal piatto di portata girando le bacchette, in modo da non utilizzare la punta (che mettete in bocca).

Per dire che avete finito, riponete le bacchette parallele sulla ciotolina della soia.

ED ECCO INVECE LE 6 COSE DA NON FARE

Non strofinate le bacchette tra loro per ripulirle dai residui di riso e pesce.

Non mangiate mezzo boccone di sushi alla volta (proprio così: dovete ingurgitarlo tutto).

Non mettete le foglie di zenzero sul pesce a mò di decoro (lo zenzero si mangia tra un boccone di sushi e l’altro, per preparare il palato a un altro gusto).

Non pucciate l’intero pezzo di sushi nella soia, come fosse un biscotto nel caffellatte.

Non sciogliete il wasabi nella soia. Il wasabi va messo direttamente sul sushi.

Non date soldi in mano allo chef, perché non può toccarli (regola valida nei sushi-bar dove a servirvi c’è un sushi chef).

Articolo di focus.it:

https://www.google.it/amp/s/www.focus.it/amp/comportamento/scuola-e-universita/come-si-mangia-il-sushi.html

La magia dell’Hanami

Hanami (花見 “guardare i fiori”) è un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. Ormai si intende principalmente la fioritura dei ciliegi giapponesi, che in lingua giapponese vengono chiamati sakura, e quindi l’hanami è diventato sinonimo dell’ammirare il fiore di ciliegio.

 

Questa tradizione, antica di più di un millennio, è ancora molto sentita in Giappone, tanto da provocare anche vere e proprie migrazioni di milioni di giapponesi dalle loro città verso le sessanta località più famose del Paese; ci sono inoltre le previsioni per la fioritura, come quelle meteorologiche, per sapere esattamente quando comincia la fioritura e fino a quanto dura. Lo spettacolo dei sakura in fiore occupa gran parte della primavera e in Giappone si può ammirare da inizio aprile (nel sud dell’isola di Honshu) fino a metà maggio (nella settentrionale Hokkaidō).

Tradizionalmente la festa consiste nell’ammirare la fioritura mentre si consuma un sostanzioso picnic all’ombra dei sakura in fiore. Di solito per il picnic viene usato un ampio telo plastificato, o teli occhiellati, di colore azzurro. Lo hanami si svolge anche di notte dove prende il nome di Yozakura (夜桜? “ciliegio di notte”), per ammirare i sakura illuminati appositamente con delle luci per esaltarne la bellezza.

In occasione dell’hanami in Giappone vengono preparati degli alimenti dedicati alla fioritura dei sakura, come ad esempio gli Hanami-Dango o i Sakura-Mochi, che è possibile trovare già fatti o confezionati nei negozi o nei supermercati, insieme a bevande, dolci, gelati e altri alimenti al gusto dei fiori di sakura e a volte decorati con i fiori di sakura sotto sale, che è possibie trovare in commercio per aromatizzare bevande, tè, dolci e alimenti di vario genere. Il fiore del ciliegio, la sua delicatezza, la brevità della sua esistenza sono per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della rinascita, della bellezza dell’esistenza.

Luoghi rinomati per la celebrazione dell’hanami:

Parco Maruyama a Kyoto
Parco di Ueno a Tokyo
Castello di Himeji
Castello di Hirosaki, circondato da cinque mila ciliegi, ospita la festa dei ciliegi in fiore dal 23 aprile al 5 maggio

Origini:
Yoshino (le cui colline in primavera si colorano del rosa pallido degli alberi in fiore) è la città d’origine dei ciliegi giapponesi: la leggenda racconta che gli alberi furono piantati nel VII secolo d.C. dal sacerdote En-no-Ozuno, che si dice avesse scagliato una maledizione contro chiunque osasse abbatterli. Comunque sia andata, gli yamazakura[non chiaro] sono alla radice di centinaia di ibridi ottenuti in seguito e sono divenuti la varietà giapponese per eccellenza; l’imperatrice Jito (645-702) veniva qui per ammirarne la fioritura.

 

Fonti:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hanami

Giapponesi, il popolo più longevo del mondo

Visitando il Giappone,si può toccare con mano quanto sia alta la percentuale di persone anziane all’interno della società giapponese e quale rispetto sia loro dovuto.
Gli ojisan e le obasan (rispettivamente uomini e donne arrivati alla terza età) sono davvero numerosi: si stima che nell’arcipelago vivano circa 65.000 centenari e l’aspettativa di vita per i giapponesi nati fra il 2010 e il 2015 si attesta a 86,61 anni per le donne (record mondiale) e 80,21 anni per gli uomini.
Ma come mai il Sol Levante detiene questo primato? Quali sono i segreti per vivere tanto?

Il primo fattore da tenere in considerazione è senza dubbio l’alimentazione: la cucina tradizionale nipponica è basata principalmente sul consumo di riso, pesce e verdure ed è naturalmente povera di grassi saturi e di zuccheri.


Molta importanza si dà anche alla freschezza degli ingredienti e al ciclo delle stagioni: in primavera si troveranno menù diversi rispetto all’estate, anche nelle grandi catene come i konbini o i fast food. La soia, che è alla base della stragrande maggioranza delle ricette nelle sue molteplici forme (liquida, fermentata, come tofu o miso), così come le alghe, apportano tutte le vitamine e i minerali necessari all’organismo, riducendo così il rischio di sviluppare malattie cardiache o alcuni tipi di forme tumorali.
Nella stessa direzione agisce il minor consumo di carne rossa e il fatto che le portate in un pasto classico sono generalmente più piccole rispetto alle nostre.

Esiste infatti la regola del Hara Hachi Bu (praticata soprattutto ad Okinawa che vanta una concentrazione senza precedenti di centenari) che consiste nell’alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame, il che limita l’introduzione di troppe calorie.
Inoltre fondamentali sono i metodi di cottura: cucinare a fuoco molto lento, spesso a vapore, grigliato o fermentato, permette di mantenere pressoché intatti i principi nutritivi e contribuisce ad una generale igiene alimentare più che buona.

Altro fattore da tenere in conto è l’elevato consumo di matcha, una varietà di tè verde molto ricco di antiossidanti che hanno un effetto anti age sulla pelle, rinforzano il sistema immunitario, combattono il colesterolo e hanno un effetto benefico anche su patologie come il diabete.


Inoltre aiuta a tenere sotto controllo la pressione arteriosa, favorisce la digestione ed è un toccasana per la circolazione. Sono in corso addirittura degli studi per provare il suo ruolo nella prevenzione di malattie come i tumori o l’Alzheimer. Provata invece è la sua efficacia nel migliorare la concentrazione e la memoria, combattendo lo stress.

Ma oltre a mangiare bene, per i giapponesi è fondamentale continuare ad essere attivi: interrogati sulla questione, i centenari di Okinawa hanno insistito su questo punto. Nella vita quotidiana sono molteplici le occasioni per muoversi senza nemmeno accorgersene: da recarsi a piedi alla stazione per prendere la metro o l’autobus ad usare la bicicletta come mezzo di trasporto, molto diffuso anche nelle grandi città.


Senza dimenticare l’abitudine, inculcata fin da piccoli, della rajio taiso, cioè la ginnastica mattuttina che mantiene le articolazioni allenate. Infine tantissimi, pur essendo ormai giunti all’età della pensione, continuano a lavorare, alcuni spinti dall’esigenza di arrivare a fine mese, ma tanti perché si sentono utili per la comunità.

L’approccio medicale poi non si limita alle cure classiche ma tiene anche conto delle terapie alternative: dagli anni ’50 ad esempio è stato introdotto nel programma nazionale della sanità pubblica il shinrin-yoku, cioè l’immersione in una foresta per entrare in contatto con la natura.


Questo perché il professore Qing Li, della Nippon Medical School di Tokyo ha dimostrato che questa pratica rallenta il ritmo cardiaco, abbassa la pressione, riduce la produzione degli ormoni dello stress, rinforza il sistema immunitario e genera un sentimento di benessere globale. D’altronde ammirare la natura durante tutto l’anno fa parte integrante della cultura nipponica: basti pensare all’hanami in primavera o al momiji in autunno.

 

Fonti:

https://www.animeclick.it/news/69288-perche-i-giapponesi-sono-cosi-longevi

Quanti tipi di sushi conoscete?

Uno dei piatti giapponesi più famosi è indubbiamente il sushi, una pietanza prevalentemente a base di riso e pesce crudo. Esistono diverse preparazioni con forme e ingredienti diversi, scopriamo dalla A alla Z tutti i tipi di sushi: dalle preparazioni più comuni alle varianti tipiche di alcune prefetture del Giappone. Quando si parla di sushi, tutti conoscono sicuramente i principali nomi: nigiri, hosomaki, uramaki, temaki e onighiri. Ma solo i veri amanti della cucina giapponese conoscono anche i tipi di sushi più strani come: gunkan, futomaki, chirashi o l’oshisushi.

Scopriamo il nome dei piatti a base di sushi che tanto piacciono agli italiani. Molti pensano che il sushi sia solamente del riso con del pesce crudo, ma in realtà esistono anche dei tipi di sushi con pesce cotto. È bene fare una distinzione tra sushi e sashimi, come spiegato in questo articolo, per non confondere le due pietanze. Questa è la lista di tutti i tipi di sushi più famosi e meno conosciuti.

Ogni tipo di sushi varia per forma, colore, ingrediente e preparazione. I principali sono:

Nighiri;
Maki (hosomaki, uramaki, temaki e futomaki);
Rolls come il California Rolls (di origine americana);
Chirashi;
Donburi;
Gunkan;
Nigiri;
Oshizushi;
Onighiri.
Scopriamoli nel dettaglio.

Nighiri

Il nighiri è uno dei più semplici tra i vari tipi di sushi ed è composto da una pallina ovale di riso modellata a mano e una fettina di pesce sopra. A volte per legare la fettina di pesce al riso viene utilizzata una striscia di alga nori, ma generalmente il nighiri è uno dei pochi tipi di sushi senza alga. Il pesce che compone il nighiri è principalmente: salmone, orata, tonno, anguilla, capasanta, polpo, seppia, calamaro, ricciola, gambero o frittata.

Hosomaki

Gli hosomaki sono rotolini di riso ripieni di pesce o verdura avvolti in una foglia di alga nori. Gli hosomaki sono molto piccoli, per questo spesso vengono serviti almeno 6 pezzi a persona. Oltre agli hosomaki con pesce esistono anche gli hosomaki vegetariani e vegani con cetriolo, carota o avocado.

Gunkan

Il Gunkan maki è una particolare preparazione del nighiri. La specialità di questo varietà di sushi è che nella sua preparazione vengono utilizzati diversi ingredienti, ad esempio, le uova di pesce, la carne e le minuscole uova di pesce volante.

Onighiri

L’Onighiri è un tipico cibo da strada giapponese che viene consumato passeggiando o come spuntino veloce. È composto da un triangolo di riso con un cuore ripieno principalmente composto da salmone e tonno e da una striscia di alga che ha anche la funziona di “fazzoletto” per non toccare il riso con le mani

Uramaki

Gli uramaki sono rotolini di riso che avvolgono l’alga ed il pesce e sono spesso ricoperti da semi di sesamo tostati, tobiko o uova di pesce. Il ripieno è composto da due o più ingredienti tra pesce e verdure,come i California Roll: I California roll sono nati negli USA grazie all’inventiva dei cuochi giapponesi migrati nel pease. Seguendo i gusti degli americani i cuochi giapponesi negli states idearono una ricetta dallo stile fusion con sushi con avocado, cetrioli e surimi.

Temaki

Il temaki è il sushi più grande fra i vari tipi di sushi ed è di forma conica avvolto in una foglia di alga e ripieno di diversi ingredienti. Il temaki tradizionale è lungo 10 cm e va mangiato con le mani perché troppo grande da mangiare con le bacchette.

Futomaki

I futomaki sono rolls di sushi di grandi dimensioni con un ripieno di due o tre ingredienti. Gli ingredienti del futomaki sono scelti per completare sapore e colori.

Oshizushi

Oshi sushi o Oshizushi è una particolare preparazione della città giapponese di Osaka. Il suo nome significa “sushi pressato”, infatti viene anche chiamato box sushi. L’oshi sushi ha una forma geometrica rettangolare, viene preparato dentro l’oshibako (una scatolina di legno di forma rettangolare). Questa preparazione risale all’antica tradizione giapponese in cui il sushi veniva pressato per la conservazione: in questo articolo potrai trovare altre curiosità sulla storia e l’origine del sushi.

Chirashi

Il chirashi è una ciotola con vari pezzi di sushi sparpagliati su di uno strato di riso. Se guarnito di solo salmone si chiama Shakedon, se di salmone e uova di salmone Kaisen Oyakodon

Donburi

Il donburi è molto simile al chirashi, l’unica differenza è che è composto unicamente da un tipo di pesce a scelta del commensale.

fonti:

Tutti i tipi di sushi: nome, foto e descrizione

 

Immagini: Copyright Taki srl

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